I programmi professionali

Il software, specialmente e soprattutto quello per uso professionale, dovrebbe essere prima di tutto disponibile in forma di codice sorgente ispezionabile, in modo tale che il professionista possa capire come funziona ed eventualmente modificarlo o farlo modificare secondo le proprie esigenze da persone e aziende di sua fiducia.

Il software usato dai professionisti dovrebbe essere Software Libero (vedi http://www.gnu.org/philosophy/… e http://it.wikipedia.org/wiki/S… )

Quando un professionista usa software proprietario di cui non ha i sorgenti o non può modificare sta innanzitutto svilendo la sua professionalità perché delega una parte sempre maggiore del suo lavoro a qualcosa che sfugge al suo controllo. E visto che quando ci si rivolge a dei professionisti ci si aspetta e giustamente si pretende che si prendano le responsabilità del proprio operato è quantomeno curioso di come il professionista si possa prendere delle responsabilità usando strumenti che non controlla veramente e che in ultima analisi non può sapere davvero come funzionino.

Che sia eseguito in locale o su server, o su il cloud (nome moderno di qualcosa che un tempo veniva chiamato mainframe) è essenziale per un professionista usare software libero, che possa usare e modificare a suo piacimento o necessità.

Vi è chi sostiene che autori che hanno lavorato per circa vent’anni ad un software potrebbero non essere felice di “lasciarne open il codice”.

Io non parlo mai di software “open” perchè il termine è spesso usato in modo fuorviante perché estremamente impreciso. Grazie al cielo in italiano abbiamo un termine che rende perfettamente il concetto: “Software Libero”.

È possibilissimo sviluppare un’intera azienda attorno al software libero, lo sono di esempio RedHat che serve il New York Stock Exchange e la borsa di Londra e migliaia di altri esempi. “Libertà” e “modello economico” sono concetti ortogonali.

Proprio il magazine della Dario Flaccovio editore è un esempio lampante di economia basata su Software Libero: la casa editrice paga da oltre dodici anni servizi basati quasi esclusivamente su software libero: i server dal 2002 girano su sistemi liberi come Linux (CentOS) e prima ancora NetBSD ed OpenBSD (vedi http://toolbar.netcraft.com/si… e http://toolbar.netcraft.com/si… ). Il server web è Apache, ancora software libero come la stragrande maggioranza dei server web sono software libero (oltre il 68% stando a http://news.netcraft.com/archi… )

Il CMS è WordPress anche lui software libero.

WordPress.com distribuisce il suo programma come software libero e questo non le impedisce di essere un’azienda che fattura decine di milioni di US$ ed ha clienti come CNN, CBS, BBC, Reuters, Sony and Volkswagen.

E gli equivalenti proprietari di tutti questi che ho citato hanno (o avevano) prezzi “stratosferici”. Quando paghi software proprietario non lo stai acquistando, stai “solo” pagando per il privilegio di poterlo usare tant’è che le licenze non possono quasi mai essere rivendute: stai pagando un cosa che non ti serve, alla Flaccovio serve un sistema informatico efficace e funzionante (sito, e-commerce ecc), tant’è vero che ha comunque dovuto pagare fior fior di professionisti per impostare e mantenere tutto il sistema.

Mi pare che almeno un paio di modelli economici di software libero riportati su https://www.gnu.org/philosophy… possano essere applicati con successo ai programmi per l’ingegneria civile, nello specifico: vendere garanzie di funzionamento e di validazione, vendere la versione con piena funzionalità, far pagare l’accesso alle basi dati.

Da ultimo ci sono editori floridi proprio o anche perché vendono i loro ebook senza restrizioni digitali (DRM): O’Reilly e The Pragmatic Bookshelf rimanendo sul tecnico (un elenco esaustivo lo trovi su http://www.defectivebydesign.o… ).

Io e credo molti altri siamo disposti a riconoscere un prezzo più alto a PDF privi di restrizioni digitali (qualcuno arriva ad etichettare i DRM come “manette digitali”) e sarei davvero felice se fossero filigranati o “watermarked” ( http://it.wikipedia.org/wiki/W… )

I big data sono già una realtà e sono potenzialmente perniciosi quando sono basati su software proprietario – e purtroppo spesso lo sono.

Dicevo “Quasi interamente basato sul software libero”: Disqus è proprietario. Ed è “nella nuvola”. Ed è proprio un buon esempio. Metti caso che chiudano bottega o che tu voglia avere copia di tutti i commenti sul tuo blog per integrarli nei tuoi server. È possibile? Se Disqus fosse software libero (magari con licenza tipo AGPL3) non avresti alcun problema a farlo.

Una precisazione particolarmente in portante: un programma libero non implica assolutamente che sia “gratis”. Infatti le quattro libertà associate con il termine “Software Libero” (http://www.gnu.org/philosophy/… ) si applicano solo ed esclusivamente agli utenti del programma.

Esse sono:

  1. Libertà di eseguire il programma, per qualsiasi scopo
  2. Libertà di studiare come funziona il programma e di modificarlo in modo da adattarlo alle proprie necessità L’accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.
  3. Libertà di ridistribuire copie in modo da aiutare il prossimo.
  4. Libertà di migliorare il programma e distribuirne pubblicamente i miglioramenti da voi apportati (e le vostre versioni modificate in genere), in modo tale che tutta la comunità ne tragga beneficio. L’accesso al codice sorgente ne è un prerequisito.

Dal punto di vista di un professionista tecnico, figura che trae il suo reddito dall’assunzione di responsabilità sul suo operato tre di queste quattro libertà sono indispensabili, con l’esclusione della penultima. Infatti se usa un programma lo fa per ricavarci un reddito e siccome è responsabile dei risultati deve poter “aprire il cofano” per adattare lo strumento alle proprie necessità o correggere eventuali errori.

La libertà n°2 (di ridistribuzione) è solo apparentemente contraria ad un approccio commerciale e ne è al contrario l’incarnazione ottima perché dà al l’utente la possibilità di rivolgersi ad altri (professionisti e/o società) per modifiche o migliorie.

Senza questa libertà infatti l’autore originale potrebbe impedire ai suoi utenti di pagare altre società per realizzare miglioramenti al programma, limitando così tanto la possibilità di correzione rendendola di fatto inutilizzabile: senza libertà 2 potrebbe sì modificare il programma ma dovrebbe farlo in proprio senza rivolgersi ad aziende terze e senza poter integrare modifiche fatte da altri utenti alle loro copie.

PS: queste note sono state originalmente scritte come un commento ad un pezzo sul magazine della Dario Flaccovio editore ma credo sia utile riproporle anche qua.

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