Un muro in calcestruzzo

Ecco tutta una serie di interessanti caratteristiche tutte concentrate in un singolo getto. Innanzitutto nelle prime due foto possiamo notare delle striature di sabbia dovute ad un eccesso di vibrazione in un calcestruzzo di alta lavorabilità che presentava uno slump al momento del getto superiore a 18-20cm.

La terza foto invece mostra in moto eclatante il fatto che il calcestruzzo è – se non è opportunamente progettato, realizzato E posato in opera – un materiale poroso e quindi attaccabile dagli agenti atmosferici. Questa foto rappresenta l’impronta che ha lasciato un singolo pannello di legno che mesi dopo lo scassero è stato appoggiato sul muro ed è rimasto lí per circa un anno. Il muro era già maturo e nominalmente rispondente ai requisiti della classe di esposizione XC2 eppure il solo effetto protettivo di un pannello di legno mostra quanto un calcestruzzo che noi consideriamo già indurito e maturo sia in realtà un materiale ancora in evoluzione. In lenta evoluzione, con tassi di variazione costantemente decrescenti per permeabilità, con uno sviluppo delle resistenze meccaniche sempre più lento eppure in evoluzione. Prova di tutti  ciò ne il fatto che è stato possibile al cemento di diverse zone di idratarsi in modo differente per via della differente esposizione.

Nella quarta foto notiamo una zona sensibilmente più scura delle altre per la differente natura del cassero: differente tipo di materiale, oppure diversa usura oppure differente quantità di agente disarmante (leggi olio). Tutte cause che hanno portato ad una differente colorazione della porzione centrale della foto, corrispondente ad un singolo pannello.

Nell’ultima foto riusciamo ad intravedere gli strati successivi con cui è stato realizzato il getto, segno che le operazioni di vibrazione non hanno coinvolto in modo efficace due strati successivi omogeneizzandoli.

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