Paolo Redaelli personal blog

Sant’Akash

Il sacrificio di Akash ha salvato 800 persone:

«Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici»

(Gv 15,13)

Se non è santo Akash!

Akash Bashir, nato il 22 giugno 1994 a Risalpur, Pakistan, è un laico cattolico e ex studente dell’Istituto Tecnico Maschile Don Bosco di Lahore, dove ha studiato con un forte desiderio di servire il prossimo. Dopo aver terminato gli studi, non essendo stato ammesso nell’esercito a causa della sua scarsa istruzione, si è offerto volontario nel dicembre 2014 come guardia di sicurezza presso la chiesa di San Giovanni a Youhanabad, un quartiere cristiano di Lahore. Il 15 marzo 2015, durante una domenica mattina, mentre svolgeva il suo turno di servizio, ha bloccato un attentatore suicida che tentava di entrare nella chiesa con una cintura esplosiva. Nonostante l’attentatore lo minacciasse, Akash non si è mosso e ha dichiarato: «Morirò, ma non lascerò che tu entri». L’attentatore si è fatto esplodere, uccidendo Akash, due altri individui e causando la morte di altri 17 persone in totale, con circa 70 feriti. Il suo gesto ha salvato la vita di oltre 800 fedeli che si trovavano all’interno della chiesa per la messa.

Il suo sacrificio ha portato alla sua dichiarazione come “Servo di Dio”, primo passo verso la beatificazione, avviata ufficialmente il 31 gennaio 2022 dall’arcidiocesi di Lahore. Il 24 ottobre 2024, il Dicastero delle Cause dei Santi ha confermato la validità giuridica dell’inchiesta diocesana sulla sua causa di beatificazione, un passo fondamentale nel processo. La sua causa di martirio è stata celebrata nell’arcidiocesi di Lahore dal 15 marzo 2022 al 15 marzo 2024. Akash è considerato un modello di coraggio e fede, soprattutto per i cristiani perseguitati in Pakistan e per i giovani che si ispirano al suo esempio. La sua storia è stata paragonata a quella di Carlo Acutis, definito “il Carlo Acutis del Pakistan” per il suo impegno quotidiano e il sacrificio. Il 15 marzo 2025 si sono celebrati i dieci anni dalla sua morte, un evento commemorato con grande emozione dalla comunità cristiana locale e internazionale. Il suo corpo, ridotto a brandelli, non è stato toccato fino all’arrivo di suo fratello Arslan, che ha chiesto aiuto per trasportarlo sull’ambulanza. Il suo sacrificio è stato riconosciuto come un atto di amore supremo, in linea con la parola di Gesù: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13).

Fonti:

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