Un archistar per l’Asse della Cultura. Desvigne disegna il centro di Desio
Cento-trenta-mila euro.
Per riprogettare trecento metri di strada.
Solo per il progetto.
Che era già stata risistemata meno di dieci anni or sono.
Lascio a voi ogni considerazione.
Già… perché se mettessi per iscritto quello che penso veramente credo che mi troverei i reparti speciali a sfondarmi la porta di casa.
Ma ovviamente sono io che sono un bieco ingegnere civile ed informatico che non capisco le sublimi raffinatezze degli architetti paesaggisti.
Tipo la geniale rotonda di fronte alla stazione che se non interveniva un carpentiere a far rinsavire il simpatico progettista sarebbe stata costruita ancora più stretta, col risultato che gli autobus non avrebbero potuto percorrerla, se non facendo manovre in retro.
Su una rotonda.
Su una rotonda trafficata.
Su una rotonda trafficata, decine di volte al giorno.
Ma torniamo a codesto “asse della cultura”.
Già il centro è morente poiché hanno reso labirintico l’accesso nel tentativo – per la verità riuscito – di disincentivarne l’attraversamento con i vituperati mezzi privati.
Ora voglio pedonalizzarlo. L’impressione è che lo vogliano fare senza pensare di permettere a chi viene da fuori paese di avvicinarsi e di accederci agevolmente: di parcheggi vicino al centro non ce ne sono.
Certo c’è il parcheggio di via Grandi. A cui si accede dalla sola via Grandi, di fatto che non è esattamente ampia. Ed il parcheggio è poco noto. Ed il lunedì è occupato dal mercato.
Vogliono pedonalizzare il percorso da Piazza Conciliazione a Piazza Cavour. Questo significa pedonalizzare via Pio XI. Se fanno questo la conseguenza assai verosimile è trasformare il centro in un cimitero deserto, a meno di ribaltare la viabilità di mezza città.
Desio nasce all’incrocio di due assi viari: quello nord-sud, in origine via Garibaldi e corso Italia, ossia il tracciato del vecchio tram e l’asse est-ovest che collega Lissone a Bovisio Masciago e Cesano Maderno con via Diaz e via Lombardia.
Piazza Conciliazione era poi concepita come una specie di grossa rotonda che girava attorno alla chiesa in senso antiorario e da coi dipartivano le strade che portavano in periferia: via Pozzo Antico, via Pio XI-Lampugnani, via San Pietro. L’unica eccezione è corso Italia che entrando in piazza è a senso unico verso sud, ma non mi stupirei di scopire che questo senso unico sia relativamente recente: nelle poche foto antiche che ho visto non sembrava un senso unico.
Ora hanno già semi-pedolizzato piazza Conciliazione, hanno invertito qualche senso di marcia compromettendo il buon funzionamento della viabilità che si era evoluta via via nel tempo.
Se vogliono pedonalizzare davvero il centro senza desertificare la città c’è da intervenire anche su via San Pietro, via Conciliazione, via Portichetto, via Belingeri, via Grandi, via Pozzo Antico, via Roma e via via giù fino ad arrivare a via Manzoni. E più a nord bisognerebbe far tornare via Lombardia al doppio senso di marcia.
Ma non ci si può fermare qui: alterando la viabilità originaria ne hanno compromesso il buon funzionamento: vogliono distruggere gli assi di attraversamento? Vogliono impedire il transito di mezzi privati nel centro? Bene, anzi, male, perché sarebbe necessario ripensare un po’ tutta la viabilità cittadina, facilitando la circolazione su anelli di strade che abbracciano i quartieri. Ora invece le modifiche fatte fin’ora non sembrano mostrare una logica che tenga in conto la visione complessiva delle esigenze della cittadinanza.
Io mi auguro di cuore che quei cento-trenta-mila euro siano dovuti alla riprogettazione dell’intera viabilità del centro perché se intervenissero solo sulla via Pio XI sarebbe immane sciagura.
Spero quindi vorrete perdonare il mio sciocco ed insulso abuso a mo’ di celia del famigerato meme del giardiniere Willie de I Simpson che ho usato come immagine introduttiva di questo piccolo sfogo.