Paolo Redaelli personal blog

Le mettiamo le sanzioni?

Date una letttura alla Dichiarazione Sovranità Digitale Europea: Italia sottoscrive il documento con gli altri Stati membri sul sito governativo innovazione.gov.it; e notate questo passaggio che toglie ogni dubbio:

“In questo quadro, viene riconosciuto anche il ruolo delle soluzioni open source, purché rispettino elevati standard di sicurezza informatica e siano integrate, ove necessario, da tecnologie proprietarie affidabili.”

Questo passaggio (i grassetti sono miei) tradisce quello che pensano veramente, ossia “noi non lo vogliamo il software libero, dovremo essere proprio obbligati.”

Già, perché mi risulta che le soluzioni basate su Software Libero siano mediamente MOLTO più sicure, affidabili e performanti di quelle proprietarie.

Qualcuno potrebbe pensare che abbiano un tornaconto economico a raccomandare e preferire le alternative proprietarie dei soliti noti.

Dimenticano che le Pubbliche Amministrazioni devono già oggi, per legge pretendere software libero. E se ne strafottono.

Stavo per scrivere “Quando le mettiamo le sanzioni a chi viola l’articolo 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD)? Altrimenti è lettera morta!” ma mi sono reso conto che non è il modo giusto.

Perché già ora

il Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD) impone alle pubbliche amministrazioni italiane di preferire il software libero o a codice sorgente aperto quando è possibile soddisfare le proprie esigenze. Questo obbligo è stabilito dall’articolo 68 del CAD, che richiede una valutazione comparativa tecnico-ed economica tra diverse soluzioni, incluse quelle di tipo libero o open source.

L’obbligo di preferenza si applica a tutte le acquisizioni di software, e l’eventuale scelta di software proprietario deve essere motivata in modo formale all’interno della valutazione comparativa. Le amministrazioni devono inoltre valutare preventivamente il software già esistente o sviluppato in precedenza prima di procedere a nuovi sviluppi.

Inoltre, l’articolo 69 del CAD impone l’obbligo di pubblicare in open source il codice sorgente dei software sviluppati per conto della PA, con licenza aperta e accessibile a tutte le altre amministrazioni e ai soggetti interessati, salvo motivazioni legate alla sicurezza pubblica o alla difesa nazionale.

Queste norme sono ulteriormente dettagliate nelle Linee Guida per l’acquisizione e il riuso del software pubblicate dall’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), che hanno reso più chiara e operativa l’applicazione del principio di preferenza.

Ed il vulnus è proprio quel “quando possibile”. E no cari miei. Non è “quando possibile”. Dovrebbe essere una condizione sine qua non! E se proprio vogliamo permettere a chi chiude i nostri dati dentro ai silos privati dei programmi proprietari credo sia opportuno che debbano mantenere con continuità una copia aggiornata di tutti i dati, pronta per essere spostata su infrastrutture aperte.

Fonti:

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