Voglio riprendere qui il bel pezzo di Otakuland – Passione Anime e Manga su Conan il ragazzo del futuro perché prima o poi da Facebook verrà cancellato o sarà introvabile. Amo profondamente quest’opera di Miyazaki, l’ho rivista assieme alle mie figlie “all’età giusta”, ossia 8-10 anni. «Il romanzo che Hayao Miyazaki detestava: Storia di come il regista distrusse il vero Conan per farne un capolavoro» merita davvero una lettura!
Il romanzo che Hayao Miyazaki detestava: Storia di come il regista distrusse il vero Conan per farne un capolavoro
Nel 1977 la NHK, la televisione pubblica giapponese, si prepara a festeggiare i 25 anni delle proprie trasmissioni, che cadranno nel 1978, e vuole un programma commemorativo per i più piccoli, in particolare per i maschi delle ultime classi delle elementari. Già nel 1976, del resto, un’associazione femminile aveva chiesto ufficialmente all’emittente di Stato di introdurre serie animate dedicate ai bambini. Quell’estate Space Battleship Yamato (Star Blazers da noi) arriva al cinema in versione condensata della serie televisiva e incassa circa 2,1 miliardi di yen al botteghino, di cui circa 900 milioni di yen di introiti di distribuzione (circa 5 milioni di euro): i ragazzi impazziscono e l’animazione diventa una vera tendenza non più solo per bambini. C’è un problema però. La NHK ha già mescolato animazione, marionette e riprese dal vivo, ma non ha mai realizzato una vera serie animata. Affida quindi la produzione alla Nippon Animation, nata nel 1975 sulle orme della Zuiyo Eiga di Heidi e specializzata negli anime con protagonisti bambini del “World Masterpiece Theater”, quello di “Il fedele Patrasche” (1975) e “Marco: Dagli Appennini alle Ande” (1976).
Il produttore Junzo Nakajima e i suoi colleghi arrivano con proposte nella stessa linea, come “Il Giardino Segreto” di Frances Hodgson Burnett e la collana di romanzi gialli “McGurk Mysteries” di Edmund Wallace Hildick (mai tradotti in Italia). Inizialmente la Nippon Animation non punta affatto su Conan, tanto che lo stesso Hayao Miyazaki viene contattato in origine per lavorare a uno degli altri progetti in cantiere. La NHK però vuole un genere diverso. Così Shoji Sato, del reparto pianificazione, gioca la terza carta: un romanzo di fantascienza per ragazzi pubblicato nel 1970 dallo statunitense Alexander Key, “The Incredible Tide” (“La Marea Incredibile”). Si ripiega quindi su questa terza opzione e quello che per i produttori doveva essere un adattamento su commissione, nelle mani di un giovane Miyazaki, scelto per la regia generale, diventa uno degli atti di ribellione più radicali della storia dell’anime.
NIENTE NONNO E ZERO SORRISI: IL PESSIMISMO DI ALEXANDER KEY
Il libro di Key è una fantascienza apocalittica. La Terza Guerra Mondiale è appena finita e ha contrapposto due superpotenze, l’Unione della Pace (The Peace Union) e l’Occidente (The West), evidente richiamo alla Guerra Fredda (il lungo scontro ideologico e geopolitico che tra il 1947 e il 1991 oppose Stati Uniti e Unione Sovietica). Le armi magnetiche hanno scatenato un terremoto devastante e catastrofici tsunami che hanno alterato l’asse terrestre (The Change), riducendo il pianeta a una distesa marina in cui perfino la vegetazione fatica a crescere. Conan, cresciuto prima del conflitto beneficiando della civiltà delle macchine, aveva 12 anni quando tutto è crollato: ora ne ha 17 e da 5 anni sopravvive completamente solo (non esiste qui la figura del nonno) su uno scoglio spoglio, separato da amici e familiari, tra cui Lana (Lanna nel romanzo), un’amica che conosceva già prima della guerra e che possiede facoltà paranormali ed empatiche che le permettono di comunicare con gli animali e con le persone lontane. Su quell’isolotto privo di risorse, Conan trova conforto nella voce telepatica della ragazza e nella visita di Teki (Tikki), la sterna marina prediletta di Lana. La situazione cambia radicalmente quando una nave di ricognizione del Nuovo Ordine guidata dalla severa Monsley (Manski nel libro) lo individua e lo cattura, deportandolo a Indastria come prigioniero. Solo dopo una rocambolesca evasione insieme al Dottor Rao (nonno di Lana, chiamato Teacher e poi Briac Roa su carta), Conan potrà fare rotta verso High Harbor per ricongiungersi a lei, un evento che tra le pagine del libro avverrà soltanto nella parte conclusiva del racconto.
È un romanzo dal taglio fortemente ideologico e pessimistico, figlio delle tensioni degli anni ’70 in cui il “Nuovo Ordine” di Indastria ricalca i regimi burocratici di stampo comunista (anche se in seguito lo stesso Miyazaki si dirà infastidito da chi leggeva banalmente nella serie High Harbor come l’America e Indastria come l’Unione Sovietica). Al centro del testo di Key c’è l’amarezza per la meschinità e la stupidità che gli uomini hanno portato con la loro civiltà meccanica.
IL RIFIUTO DI MIYAZAKI
Miyazaki, allora trentasettenne e animato da ideali libertari ed ecologisti, legge il romanzo e lo respinge, arrivando a dichiarare in un primo momento che da quel libro non sarebbe mai potuto uscire un anime. Per lui quella visione nasce da un pessimismo di fondo, e scaricare sui giovani un messaggio così disperato è un espediente autoreferenziale degli adulti, che pretendono di imporre speranza attraverso schemi drammatici. La sua risposta è netta: per dare davvero speranza alla generazione successiva serve un’opera d’avventura dinamica e pulsante. Capovolge così la prospettiva. La tecnologia di Indastria diventa l’emblema della brama che prosciuga la Terra inseguendo le energie fossili, mentre High Harbor rinasce come un’utopia contadina e autosufficiente, dove la dignità dell’uomo passa per la cooperazione, l’artigianato e il lavoro manuale a contatto con la natura.
LE CONDIZIONI PER ACCETTARE IL LAVORO
Miyazaki non scende a compromessi e mette la produzione di fronte a due condizioni insindacabili: la totale libertà di stravolgere trama e ambientazione del romanzo e la presenza obbligatoria di Yasuo Otsuka (1931-2021). Uno dei più importanti e influenti animatori, character designer e direttori dell’animazione della storia dell’anime giapponese, Otsuka è il mentore fondamentale sia di Miyazaki sia di Isao Takahata. All’epoca Otsuka è un dirigente dello studio rivale Shin-Ei Doga ma, pur di affiancare l’amico e allievo, supera le opposizioni interne della sua società e passa in prestito alla Nippon Animation per ricoprire i ruoli di direttore dell’animazione e character designer.
UN’ISOLA VERDE E UN INCONTRO ANTICIPATO
Con la libertà ottenuta, Miyazaki comincia a smontare il romanzo pezzo per pezzo. Colloca la vicenda nel 2028, esattamente vent’anni dopo la catastrofe globale del 2008. Mette da parte l’esasperata paura della guerra e, al posto della roccia deserta su cui il Conan del libro viveva in solitudine, sceglie come ambientazione l’Isola del Resto, circondata da un mare verde e meraviglioso, dove un Conan più giovane, nato dopo il conflitto, vive insieme al nonno. È proprio su questa spiaggia che il ragazzo si imbatte per la prima volta in Lana, giunta lì alla deriva. Quello con Lana, che nel romanzo era un ritrovarsi collocato solo alla fine del libro, nell’anime diventa un primo incontro spostato subito all’inizio della storia. Ne esce un Conan solare, mosso da un affetto del tutto disinteressato, che a volte combina anche dei pasticci, ma che si prodiga con tutto se stesso per salvarla. Altro che eroe stereotipato: le sue azioni incarnano qualcosa di fondamentale per la sopravvivenza. È un’impostazione che si consolida via via e che tornerà in molti dei lavori successivi di Miyazaki.
L’INCUBO DEI 29 MINUTI E IL SUPPORTO DI TAKAHATA
Poi si apre la sfida più logorante. A differenza delle reti private commerciali, dove i 30 minuti di palinsesto erano alleggeriti da almeno 5 minuti di stacchi pubblicitari, la NHK è l’emittente pubblica di Stato e non trasmette spot. A differenza della nostra Rai, la tv pubblica giapponese segue il modello della BBC britannica ed è finanziata unicamente dal canone. Ogni puntata deve quindi riempire 29 minuti di narrazione continua, contro i circa 22 di un anime commerciale, ed è una voragine produttiva senza precedenti per l’epoca: lo staff arriva a impiegare dai 6000 ai 7000 disegni a puntata, contro i circa 3000 di una serie televisiva dell’epoca!
Fin dalle prime fasi Miyazaki chiama al proprio fianco il fraterno collega e collaboratore storico Isao Takahata come regista di supporto. Takahata prende in carico l’impostazione degli storyboard (il canovaccio a fumetti che fa da guida visiva all’episodio) e la co-regia degli episodi 9 e 10. Nonostante questo aiuto, poiché Miyazaki revisiona da solo la quasi totalità delle puntate con un perfezionismo quasi intransigente, pretendendo di controllare ogni sequenza e correggendo a mano, notte dopo notte, i layout (i disegni preparatori che definiscono inquadratura, prospettiva e posizione esatta dei personaggi prima dell’animazione) e le animazioni chiave, il ritmo diventa insostenibile. I ritardi accumulati durante i quindici mesi complessivi di lavorazione mettono a dura prova l’intera produzione e le scadenze slittano paurosamente. La NHK, che non ha sponsor da accontentare, può permettersi di essere flessibile: nel palinsesto del martedì sera ci sono pause già previste, dal festival della canzone giovane del 2 maggio all’All Star Game di baseball del 25 luglio, e ogni serata senza Conan regala allo studio una boccata d’ossigeno. Ma non basta. In piena estate si arriva a non riuscire a consegnare in tempo una puntata, e la rete manda in onda quello che ha a disposizione, nello specifico un documentario geografico che ripercorreva le spedizioni del navigatore britannico James Cook nel Pacifico. È il peggio che possa capitare a una serie televisiva, la prova che l’intera catena di montaggio rischia di collassare sotto gli occhi preoccupati dei vertici. Sarà lo stesso Miyazaki a ricordarlo: “Si è potuto fare perché era la NHK”.
COME MIYAZAKI HA RISCRITTO E REGALATO UN’ANIMA A MONSLEY
Nello stesso disegno di rinnovamento rientra la profonda riscrittura del cast, a partire dalla stessa identità del braccio operativo di Indastria: Monsley. Nelle pagine di Alexander Key il personaggio si chiama Manski, un cognome che lo staff della Nippon Animation aveva inizialmente intenzione di mantenere fedelmente anche nella fase di pianificazione dell’adattamento anime. I documenti di produzione attestano tuttavia che il nome venne modificato in Monsley per ragioni di opportunità geopolitica legate alla Guerra Fredda: “Manski” suonava eccessivamente “russo” e si preferì eliminare qualsiasi riferimento o potenziale allusione all’allora Unione Sovietica.
L’adattamento del nome riflette solo la superficie di una trasformazione ben più profonda. Nel romanzo originale, la dottoressa Manski è una donna matura e indurita dal dolore, che cova un rancore feroce verso il vecchio mondo occidentale poiché un soldato nemico le ha ucciso il figlio durante la Terza Guerra Mondiale. È un rigido funzionario medico del Nuovo Ordine, priva dell’eleganza magnetica mostrata sullo schermo ma non del tutto priva di redenzione: dopo essere scampata alla caduta della metropoli e soccorsa da Conan e Teacher, approda con loro a High Harbor tentando perfino di avvertire la popolazione dell’imminente onda sismica finale. Miyazaki ne rivoluziona completamente la caratura emotiva, facendone il primo grande personaggio femminile complesso della sua filmografia: una giovane donna cresciuta nell’incubo dei bombardamenti e nell’illusione dell’ordine militare, che trova il coraggio di ribellarsi alla tirannia di Lepka per riscoprire la propria umanità e schierarsi dalla parte della rinascita. Una metamorfosi coronata da uno dei tocchi più memorabili dell’anime: il bizzarro matrimonio con il capitano Dyce nell’episodio conclusivo. Tra le pagine del romanzo non esiste alcun risvolto sentimentale tra i due! Il Dyce cartaceo non è affatto il simpatico e galante lupo di mare della Barracuda, ma un grigio delegato commerciale inviato da Indastria a High Harbor, una figura opportunista e burocratica che non spartisce la minima chimica con la dottoressa. Trasformare quell’arido funzionario in uno scanzonato corsaro e regalare a lui e a Monsley un lieto fine nuziale è l’ennesimo guizzo con cui Miyazaki spazza via la cupezza dell’opera originale, celebrando la gioia della riconciliazione e della ripartenza.
JIMSY: L’INVENZIONE DI MIYAZAKI CHE NON ESISTEVA NEL ROMANZO
Accanto a questa metamorfosi tutta al femminile, spicca un’invenzione totale di Miyazaki, assente nel romanzo: Jimsy. Nel libro Conan trascorre intere pagine in solitudine sullo scoglio, affidando riflessioni e stati d’animo a monologhi interiori o al contatto telepatico con Lana. Una soluzione che il regista rifiuta categoricamente per un anime destinato ai ragazzi e poco televisivo nella pratica: per evitare l’artificio statico della voce fuori campo serve un compagno d’avventura in carne e ossa con cui confrontarsi e bisticciare. Se Conan rischiava di apparire fin troppo nobile e idealizzato nella sua dedizione incrollabile a Lana, Jimsy diventa il suo perfetto contrappeso terreno. Guidato da bisogni primordiali come l’ossessione per il cibo, la caccia a rane e topi e vizi sfacciatamente rozzi, il piccolo selvaggio ancora la narrazione a una dimensione comica e spontanea. Il loro primo incontro, che si apre con una zuffa per misurare la forza reciproca e si sigilla davanti a un pezzo di carne condiviso, riassume la quintessenza del cameratismo infantile, segnando il passaggio dall’isolamento del romanzo al dinamismo gioioso di un’avventura a due.
Questa caratterizzazione così marcatamente terrena e priva di filtri finì tuttavia per scontrarsi con i rigidi standard dell’emittente pubblica. Tra le abitudini di Jimsy figurava infatti il consumo ostentato di tabacco (il cosiddetto tabataba), un dettaglio provocatorio che provocò l’immediata reazione della NHK. Come ha dichiarato il direttore dell’animazione Yasuo Otsuka (in un’intervista contenuta nel booklet Blu-ray dell’anime) l’unica vera correzione imposta dalla rete durante l’intera produzione della serie riguardò proprio la sequenza in cui il ragazzino fuma: la NHK intervenne con un richiamo immediato, portando lo stesso Otsuka ad ammettere, a posteriori, come con quella specie di sigaro la produzione avesse effettivamente oltrepassato il limite. La trovata venne quindi prontamente accantonata negli episodi successivi e la scena incriminata subì addirittura dei tagli parziali nelle repliche televisive. Un episodio che testimonia l’unico reale atto censorio tra la rete di Stato e una produzione a cui la stessa NHK aveva concesso una libertà creativa quasi totale.
LA FISICA IMPOSSIBILE E I PIEDI PRENSILI
A dare corpo alla magia dell’avventura ci pensa l’ingegno artigianale di Otsuka. È lui a studiare nei minimi dettagli fisica, inerzia e baricentro dei veicoli, dagli scatti acquatici dell’idrovolante Falco alla mastodontica imponenza del Gigante, la fortezza volante di Indastria. Per Conan, lui e Miyazaki inventano una cinetica che ignora la gravità pur restando credibilissima: le dita dei piedi prensili con cui il ragazzo si ancora alle lamiere e alla fusoliera degli aerei in volo sono la soluzione grafica perfetta per far sentire al pubblico la vertigine dell’altezza, la resistenza dell’aria e l’energia pura di un corpo giovane che sfida il vuoto.
Questa alchimia visiva poggiava su una precisa divisione del lavoro. Miyazaki si riservava il controllo assoluto su Lana, disegnando personalmente ogni inquadratura che la riguardava senza far toccare i fogli a nessun altro. Otsuka, al contrario, si occupava di quasi tutte le scene movimentate e divertenti. Quando c’erano sequenze concitate o litigi tra Jimsy, Monsley e Dyce, Miyazaki non controllava nemmeno i disegni: si fidava ciecamente del collega e lo lasciava fare. Questo dimostra chiaramente come l’umorismo, il dinamismo e le gag fisiche legate a Jimsy e ai suoi scontri con gli adulti siano nati direttamente dalla matita e dallo stile di Yasuo Otsuka.
GLI ASCOLTI DELUDENTI E LA RIVINCITA NEL TEMPO
Il 4 aprile 1978, un martedì alle 19:30, Conan il ragazzo del futuro debutta finalmente in televisione. Gli inizi però sono duri: su TBS, esattamente nella stessa fascia oraria dalle 19:30 alle 20:00, spopola il celebre quiz game “Pittashi Kan Kan” (“Esatto, din don!”), un colosso televisivo che il 20 novembre 1979 arriverà a toccare il record del 37,8% di share. Conan conquista spettatori un po’ alla volta, ma in prima visione fatica nei numeri, registra uno share medio dell’8% (sebbene un’altra fonte storiografica riporti una media del 12,6%) ben al di sotto delle aspettative, e raggiunge un picco massimo del 14% soltanto al venticinquesimo e penultimo episodio. La qualità garantita da uno staff d’élite però è innegabile. Con il maturare della cultura dell’animazione, le repliche negli anni e la fama crescente di Miyazaki, la serie conquista spettatori di ogni generazione e diventa un cult assoluto.
L’ATTO DI CORAGGIO CHE CAMBIÒ LA STORIA
Tradire il romanzo originale fu la scelta più audace e più felice che Miyazaki potesse fare. Cancellando la cupezza di Key e sopportando una produzione titanica, regalò al mondo un racconto sulla forza dell’amicizia, sulla purezza della giovinezza e sulla possibilità di ricostruire un futuro migliore sulle ceneri del passato. A quasi 50 anni di distanza, la corsa a piedi nudi di Conan è un patrimonio indelebile che continua a emozionare.
Avete letto il romanzo originale, o siete cresciuti amando unicamente la versione televisiva di Miyazaki?